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Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi


Interlaces 

2025/2026

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi 

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire. 

Nel 2024–25 la serie Souls/Dissolvenze prende forma in un tempo lento, organico e ciclico. Lastre di ottone, ferro, acciaio e rame, sono state esposte agli agenti atmosferici nei giardini dell’Open Air Museum “Italo Bolano” Portoferraio, Elba (2024), nel Giardino dei Semplici dell’Orto Botanico, in quello di Villa Bardini, lungo gli argini dell’Arno a Firenze (2025) e sotto le piante di “Novella Guerra” ad Imola (2025-26), lasciandosi trasformare dall’aria, dall’acqua e dalla luce. L’ossidazione e il passaggio del tempo incidono le superfici, rivelando impronte, tracce, memorie effimere del dissolversi delle forme. Come uno scultore silenzioso, il tempo plasma i metalli in fossili contemporanei: archivi dei micromovimenti del mondo naturale, della vita che non cessa mai di mutare.

In natura nulla si perde. Tutto fluisce, tutto si intreccia, tutto si trasforma. Semi, foglie e frammenti organici si depositano sulle lastre, sospinti dal vento e dall’acqua, tracciando traiettorie evanescenti. Ascoltando questi segni, abbiamo pensato di amplificarli, di intrecciarli tagliando il metallo in strisce: nasce un reticolo di percorsi e tensioni, una trama tessile che materializza il meshwork di Tim Ingold.

Dalle lastre e dai segni della serie Souls/Dissolvenze prende forma la serie Interlaces, trasformandosi come fa la natura stessa: continuamente, senza soluzione di continuità, in altro. Le lastre si aprono in trame metalliche, ospitando una capsula di ottone (traforato a mano) che custodisce semi o elementi vegetali raccolti sulle lastre.

Ci interessa la capacità generativa e secolare del metallo, il quale diviene in questa ricerca, uno strumento di percezione, che invita lo spettatore a sentire la realtà come un tessuto vivo, delicato e mutevole, dove ogni gesto, ogni traccia, ogni seme lascia il segno del divenire. Il lavoro entra in risonanza con il pensiero di Karen Barad e Donna Haraway: tutto è connesso a tutto, un interlacement  di azioni e reazioni, un divenire condiviso e aperto.

In Interlaces la materia si fa soglia e archivio vivo: luogo di intreccio tra tempo e trasformazione, dove ogni segno testimonia la continuità tra ciò che è stato, ciò che persiste e ciò che può ancora emergere, rivelando un paesaggio stratificato e profondamente interconnesso. 

Interlaces 25/26 Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Interlaces 25/26 Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Interlaces 25/26 Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Interlaces 25/26 Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Interlaces 25/26 Interlaces 25/26 – Simoncini & Tangi

Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi

Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Nel 2024–25 la serie Souls/Dissolvenze prende forma in un tempo lento, organico e ciclico. Lastre di ottone, ferro, acciaio e rame, sono state esposte agli agenti atmosferici nei giardini dell’Open Air Museum “Italo Bolano” Portoferraio, Elba (2024), nel Giardino dei Semplici dell’Orto Botanico, in quello di Villa Bardini, lungo gli argini dell’Arno a Firenze (2025) e sotto le piante di “Novella Guerra” ad Imola (2025-26), lasciandosi trasformare dall’aria, dall’acqua e dalla luce. L’ossidazione e il passaggio del tempo incidono le superfici, rivelando impronte, tracce, memorie effimere del dissolversi delle forme. Come uno scultore silenzioso, il tempo plasma i metalli in fossili contemporanei: archivi dei micromovimenti del mondo naturale, della vita che non cessa mai di mutare.

In natura nulla si perde. Tutto fluisce, tutto si intreccia, tutto si trasforma. Semi, foglie e frammenti organici si depositano sulle lastre, sospinti dal vento e dall’acqua, tracciando traiettorie evanescenti. Ascoltando questi segni, abbiamo pensato di amplificarli, di intrecciarli tagliando il metallo in strisce: nasce un reticolo di percorsi e tensioni, una trama tessile che materializza il meshwork di Tim Ingold.

Dalle lastre e dai segni della serie Souls/Dissolvenze prende forma la serie Interlaces, trasformandosi come fa la natura stessa: continuamente, senza soluzione di continuità, in altro. Le lastre si aprono in trame metalliche, ospitando una capsula di ottone (traforato a mano) che custodisce semi o elementi vegetali raccolti sulle lastre.

Ci interessa la capacità generativa e secolare del metallo, il quale diviene in questa ricerca, uno strumento di percezione, che invita lo spettatore a sentire la realtà come un tessuto vivo, delicato e mutevole, dove ogni gesto, ogni traccia, ogni seme lascia il segno del divenire. Il lavoro entra in risonanza con il pensiero di Karen Barad e Donna Haraway: tutto è connesso a tutto, un interlacement di azioni e reazioni, un divenire condiviso e aperto.

In Interlaces la materia si fa soglia e archivio vivo: luogo di intreccio tra tempo e trasformazione, dove ogni segno testimonia la continuità tra ciò che è stato, ciò che persiste e ciò che può ancora emergere, rivelando un paesaggio stratificato e profondamente interconnesso.
Simoncini.Tangi è un duo artistico nato dall’incontro tra la ricerca scientifica di Pasquale Tangi e la pratica artistica di Daniela Simoncini. Dal 2006 vivono e lavorano a Prato, sviluppando un percorso interdisciplinare in cui arte, scienza e natura si fondono in una riflessione condivisa sul tempo, sulla trasformazione e sulle relazioni tra esseri viventi e ambiente.
/0{{total_slide_count}} 0{{current_slide_index}} LIVING LANDSCAPE ART 2026

Simoncini.Tangi è un duo artistico nato dall’incontro tra la ricerca scientifica di Pasquale Tangi e la pratica artistica di Daniela Simoncini. Dal 2006 vivono e lavorano a Prato, sviluppando un percorso interdisciplinare in cui arte, scienza e natura si fondono in una riflessione condivisa sul tempo, sulla trasformazione e sulle relazioni tra esseri viventi e ambiente. 

Daniela Simoncini (Poggibonsi, 1972) si diploma nel 1996 presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, sezione Pittura, con Gianfranco Notargiacomo. Integra la formazione artistica con lo studio del teatro e della voce con Gabriella Bartolomei e della danza contemporanea con Cristina Bonati. Dal 2003 approfondisce pratiche corporee come Tai Chi, Yoga e Feldenkrais con la danzatrice Butoh Ran Ishiwa, sviluppando una ricerca sul corpo come luogo di ascolto, percezione e relazione. Dal 2020 fa parte del gruppo Gina X. 

Pasquale Tangi (Faeto, 1980) si laurea in Ingegneria Industriale presso l’Università degli Studi di Firenze nel 2008. Nel 2019 frequenta il Master Futuro Vegetale, ideato dal neurobiologo Stefano Mancuso e da Leonardo Chiesi, approfondendo le connessioni tra uomo, ambiente e sistemi naturali. Figlio di un orologiaio, sviluppa una sensibilità per meccanismi, ritmi e ingranaggi come metafore dei processi naturali. La sua visione del tempo, inteso come struttura silenziosa della materia e della vita, si intreccia alle esplorazioni sul corpo e sul respiro di Daniela, dando forma a opere capaci di svelare fragilità, memoria e bellezza dei microcosmi invisibili che sostengono il mondo. 

Tra le esperienze principali si segnalano “Manufatto in situ” a Foligno (2010), in collaborazione con Viaeindustriae, Caretto & Spagna e artisti internazionali; il workshop “Noi come Animali” al P.A.V. di Torino (2012) con Piero Gilardi e Orietta Brombin; i laboratori Z.E.A.#02 | La Subida al Quemado e Z.E.A.#03 |” Inventare Paesaggi Sociali” a Milano (2014); e il progetto “Community Art “con Annie Raw, Giacomo Bazzani e Francesca Catastini presso la Fondazione Vivarelli a Pistoia (2016).

La loro ricerca si concentra sui processi di trasformazione della materia, sui segni e le tracce che i micro-mutamenti della luce del tempo lasciano nell’ambiente, con attenzione alle fragilità degli ecosistemi e alle stratificazioni di relazioni tra specie, luoghi e presenza umana. Il lavoro prende forma attraverso installazioni, fotografia, video, residenze artistiche, laboratori e progetti partecipativi, costruendo percorsi sensoriali ed esperienziali che invitano all’ascolto e alla contemplazione. Le opere, presentate in musei, gallerie e spazi pubblici in Italia e all’estero, oscillano tra microcosmi e paesaggi naturali, tra meccanismi e respiro, tra misurazione e percezione. In questa tensione emerge una fenomenologia dell’origine, in cui il tempo non è lineare ma organico e ciclico — nascita, crescita, trasformazione e dissoluzione — diventando spazio condiviso di memoria, cura e responsabilità verso il mondo vivente.