SU XINGJUN
DIARIO - TU & IO
EXTRAMONDO
GAZA AT THE EDGE OF THE WORLD TO COME
Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi
Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi
Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi
Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi
Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
Impronte di elementi vegetali su ottone e metallo intrecciato e capsula traforata in ottone con semi
Interlaces è un ascolto attento dei processi di trasformazione della materia e dei mutamenti del tempo. Luce, elementi naturali e presenza umana si intrecciano in un equilibrio fragile, in continuo divenire.
In natura nulla si perde. Tutto fluisce, tutto si intreccia, tutto si trasforma. Semi, foglie e frammenti organici si depositano sulle lastre, sospinti dal vento e dall’acqua, tracciando traiettorie evanescenti. Ascoltando questi segni, abbiamo pensato di amplificarli, di intrecciarli tagliando il metallo in strisce: nasce un reticolo di percorsi e tensioni, una trama tessile che materializza il meshwork di Tim Ingold.
Dalle lastre e dai segni della serie Souls/Dissolvenze prende forma la serie Interlaces, trasformandosi come fa la natura stessa: continuamente, senza soluzione di continuità, in altro. Le lastre si aprono in trame metalliche, ospitando una capsula di ottone (traforato a mano) che custodisce semi o elementi vegetali raccolti sulle lastre.
Ci interessa la capacità generativa e secolare del metallo, il quale diviene in questa ricerca, uno strumento di percezione, che invita lo spettatore a sentire la realtà come un tessuto vivo, delicato e mutevole, dove ogni gesto, ogni traccia, ogni seme lascia il segno del divenire. Il lavoro entra in risonanza con il pensiero di Karen Barad e Donna Haraway: tutto è connesso a tutto, un interlacement di azioni e reazioni, un divenire condiviso e aperto.
In Interlaces la materia si fa soglia e archivio vivo: luogo di intreccio tra tempo e trasformazione, dove ogni segno testimonia la continuità tra ciò che è stato, ciò che persiste e ciò che può ancora emergere, rivelando un paesaggio stratificato e profondamente interconnesso.
Simoncini.Tangi è un duo artistico nato dall’incontro tra la ricerca scientifica di Pasquale Tangi e la pratica artistica di Daniela Simoncini. Dal 2006 vivono e lavorano a Prato, sviluppando un percorso interdisciplinare in cui arte, scienza e natura si fondono in una riflessione condivisa sul tempo, sulla trasformazione e sulle relazioni tra esseri viventi e ambiente.
This work is a two-channel video installation documenting a performance of mine. It explores the intimate connection between the body and healing, between belonging and loss.
For seven days, I allowed a bean to sprout inside a cavity carved into a mass of dough. I then cut the dough open, ate the bean, and stitched the opening closed with black thread.
The gesture stems from my desire to reclaim my breast tumor after surgery. In January 2021, upon waking from anesthesia and seeing the photograph of the removed tumor, I felt the impulse to take it home with me. It had come from my body, had been part of me, had grown because of me, even though it was harmful.
The bean that grew in the darkness of the dough was like my tumor: a tangible presence, constantly expanding yet invisible. Despite knowing that the sprouted bean was toxic, I longed to bring it back into my body by eating it. As before the operation, no one could know whether or how my life would be shaped by its presence.
I believe that human beings are inherently irrational and possessive: whatever we define as “mine” becomes inseparable from us, making it difficult to detach even from what harms us, as in the case of Stockholm syndrome.
Anna:“Che le persone non si capiscano… e del futuro.”