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L’immagine concentra lo sguardo su un dettaglio del corpo — la bocca — come luogo di tensione. La bellezza non è idealizzazione, ma nasce nel tempo dell’osservare, nella persistenza di uno sguardo che non si risolve. L’oggetto osservato restituisce lo sguardo e coinvolge chi guarda in una relazione instabile, dove la distinzione tra osservatore e immagine si incrina. L’opera si colloca così in uno spazio di attrito tra presenza e desiderio, trasformando la visione in esperienza.

Lo sguardo non è mai neutro.

Non si limita a registrare ciò che ha di fronte, ma costruisce una relazione, un campo di tensione tra chi osserva e ciò che viene osservato. Ogni sguardo porta con sé una storia, un desiderio, una durata.

Marco Mazzi & Alessio Guarino. Elisabetta Porcinai. Villa Rondinelli.   Fiesole 2020